
L'etica.

C. A. Viano: le virt del cittadino

Carlo Augusto Viano ha dato un importante contributo allo studio
della storia della morale e alla ripresa in Italia della
discussione filosofica sui problemi etici. Le pagine che seguono -
tratte da un'opera di tipo divulgativo, anche se di alto livello
- possono costituire una utile premessa alla lettura delle pagine
di Aristotele dedicate all'etica. Viano insiste in un utile
confronto dell'etica aristotelica con quella platonica. Il
sottrarre, da parte di Aristotele, l'etica al rigoroso ordine
matematico dell'universo non significa che il filosofo neghi un
ordine nella realt (ordo entis): anzi - come nota lo stesso Viano
- gli uomini educati bene, cui si rivolge l'insegnamento morale,
colgono davvero il bene attraverso l'esatta gerarchia tra le
attivit che generano il piacere; e l'etica, che a essi si
rivolge, illustra la struttura autentica del bene

Per Platone il comportamento individuale  strettamente connesso
all'organizzazione della collettivit, sicch la virt diventa un
elemento o una condizione della vita sociale. Aristotele tenta
invece di costruire un'etica che sia indipendente
dall'organizzazione sociale: e allora la virt, come prestazione
di una parte dell'anima (nel senso di Platone), diventa un
ingrediente primitivo e indipendente della morale.
Aristotele rinuncia alla tesi rigorosa dell'unit della virt.
Facendo leva sulla partizione dell'anima di stampo platonico [vedi
letture 5 e 14 del capitolo Uno], ma abbandonando lo stretto
parallelismo tra parti dell'anima e classi sociali, distingue due
classi di virt: quelle della ragione, cio della parte dell'anima
che  in s razionale, e quelle della parte dell'anima che pu
obbedire alla ragione. Le prime, che sono le virt intellettive o
dianoetiche, consistono nell'esercizio diretto delle facolt
razionali: esse sono la sapienza, la scienza, l'intelligenza,
l'arte, la saggezza. Le altre sono le virt morali o etiche e
consistono nell'abito a scegliere costantemente il giusto mezzo
tra eccesso e difetto di piacere e di dolore.
In questo quadro chi si dedica agli studi sceglie un tipo di vita
separato da quello di chi conduce una vita attiva. Quest'ultimo
deve mostrare soprattutto le virt del carattere: il coraggio, la
temperanza, la magnanimit, l'amicizia, eccetera E' il tipo
normale del cittadino, capace di comandare e di ubbidire, sempre
pronto a sottomettersi alle leggi, sempre capace di esercitare la
moderazione. L'uomo di studio, il sapiente, l'uomo di scienza
sceglie un tipo di vita particolare. Non rappresenta certo una
minaccia per la citt: anzi anche in lui l'esercizio delle virt
intellettuali mette una particolare disposizione a ubbidire; ma
forse  meno adatto a esercitare il comando.
Ma l'aspetto caratterizzante dell'etica aristotelica rispetto a
quella platonica  il fatto che essa si presenta relativamente
svincolata dall'ordine cosmico e dal contesto politico e sociale.
Da un lato l'etica ha come quadro di riferimento l'anima, le sue
parti, le sue attivit; dall'altro le virt di cui parla possono
essere esercitate in un ventaglio assai largo di condizioni
politiche e sociali. Questo contenuto dell'etica aristotelica si
collega a una precisa impostazione metodologica. Aristotele
accetta l'idea platonica che l'etica  scienza. Ma proprio
facendone una scienza particolare si distingue da Platone: mentre
per Platone l'etica coincide con la scienza suprema dell'essere,
per Aristotele l'etica non  cos strettamente dipendente
dall'ordine dell'universo. Inoltre l'etica, come scienza
particolare, non  una scienza di tipo matematico. Non bisogna
attendersi dall'etica il rigore che  proprio della matematica, il
procedimento per pure dimostrazioni. Anche l'etica ha princpi,
che si riferiscono sempre al bene. Ma mentre i princpi delle
scienze teoretiche si colgono con l'intelletto, i princpi
dell'etica si colgono attraverso le preferenze per i piaceri, che
dipendono in gran parte dalle abitudini. Per questo l'etica  una
scienza che pu essere insegnata solo a chi ha gi raggiunto la
maturit, e che presuppone una buona educazione, mentre la
matematica pu essere insegnata anche ai giovani, perch
presuppone solo l'esercizio di poteri intellettuali validi.
Platone aveva costruito la propria etica sistemando contenuti
tradizionali entro lo schema di una scienza di tipo matematico, ma
aveva selezionato i contenuti riferendosi a una citt ideale che
avesse una certa posizione nell'ordine del mondo. Questa citt
aveva legami con la storia reale, che  una specie di storia
deviata rispetto a quella della citt ideale, nel senso che
realizza in modo imperfetto la giustizia che  perfetta solo nella
citt ideale. Aristotele invece pensa che l'etica vada costruita
tenendo conto delle preferenze degli uomini educati bene, con
buone abitudini. Solo questi colgono davvero il bene attraverso
l'esatta gerarchia tra le attivit che generano il piacere; e
l'etica, che a essi si rivolge, illustra la struttura autentica
del bene.
Gli uomini per bene ai quali si rivolgeva Aristotele non erano i
sapienti armati e raffinatamente ascetici ai quali pensava
Platone. Erano in primo luogo cittadini e proprietari, non troppo
ricchi ma non poveri: uomini medi per i quali veniva proposta la
morale della misura. Famiglia e propriet erano i due cardini di
questa morale e i due punti su cui Aristotele teneva a
differenziarsi dal maestro. In questa cornice la misura come
giudizioso coraggio verso i pericoli, come controllo verso i
piaceri, come dignitosa cura nell'evitare l'esibizionismo
diventava la norma suprema di vita. Nei rapporti con gli altri
contava la norma della misura esatta della propria dignit, la
capacit di reagire al torto subto, il non cader vittima delle
emozioni che suscita lo star con gli altri, come l'invidia, la
gelosia

 (C. A. Viano, Etica, Enciclopedia filosofica ISEDI, Milano, 1975,
pagine 28-30).

